Schema Direttore per la redazione del PTCP
della provincia di Venezia


Che cosa indaghiamo

a cura di Giuseppina Di Monte


Un ulteriore, importante tassello è stato aggiunto al percorso in atto per la redazione del PTCP della Provincia di Venezia, cui il COSES partecipa sin dall'avvio delle attività. Dopo il Documento Preliminare (DP) adottato all'unanimità dalla GP di Venezia nel settembre del 2005, la redazione dello Schema Direttore costituisce un nuovo traguardo, tappa intermedia verso il Piano, specificazione coerente del DP al fine di rendere esplicite le progressive elaborazioni, ed avviare una nuova fase di confronto tra tutti i soggetti coinvolti nel governo del territorio, e tra le istituzioni e i cittadini.
La Provincia di Venezia ha scelto di costruire il PTCP attraverso un ampio dispiego di competenze tecniche, interne ed esterne all'Amministrazione, coinvolgendo pienamente il COSES. Soprattutto ha scelto, sulla base della legge regionale 11/04, la partecipazione quale metodo fondante, integrato in questo processo.
Questo metodo richiede risorse, tempo e tappe successive, al fine di offrire effettivamente a tutti la possibilità di partecipare all'elaborazione delle scelte.


Contenuti

Lo Schema Direttore traccia le linee qualificanti dello sviluppo del territorio provinciale e propone le strategie individuate per rispondere agli obiettivi del DP, mantenendo il livello di apertura indispensabile alla condivisione delle scelte, già seguito a partire dal DP. Si tratta di uno strumento indispensabile per avviare un'ulteriore e più avanzata fase di confronto, che coinvolgerà tutto il territorio provinciale.
Lo Schema Direttore propone di assumere tre linee strategiche per l'intero territorio provinciale, confermandone l'unitarietà come valore forte, in grado di interagire con la Regione del Veneto, in particolare con la parte centrale metropolitana; con le altre regioni di confine, dalla costa romagnola a quella friulana, fino all'opitergino e al pordenonese, verso nord; con le grandi reti transnazionali, in particolare il corridoio paneuropeo Lisbona-Kiev, il corridoio Mediterraneo-Centro Europa (via terra e via mare).
Questa visione unitaria della provincia consente di dare rilievo strategico ad alcuni caratteri strutturali del territorio:

Le strategie sono coerenti con la metodologia assunta per la redazione del Piano, che ha indicato nei principi di sussidiarietà, copianificazione, partecipazione vere e proprie linee guida, per garantire il passaggio dagli obiettivi del DP ad uno strumento di governo del territorio, flessibile e condiviso.
La novità e l'ambizione del percorso intrapreso stanno proprio in questo: il riconoscimento del PTCP quale strumento di una nuova modalità di governo della Provincia, in un'arena di attori che condizionano le trasformazioni del territorio e la qualità della vita dei cittadini.


Gli obiettivi strategici

  1. Valorizzare e riqualificare il sistema insediativo limitando il processo di diffusione e recuperando fattori di identità paesaggistica locale

  2. Promuovere e rafforzare il sistema territoriale come sistema reticolare policentrico, minimizzando gli spostamenti obbligati per lavoro o servizi

  3. Garantire una mobilità efficiente segnatamente riferita al trasporto pubblico, con una distribuzione dei servizi che ne riduca la necessità e un sistema infrastrutturale adeguato e differenziato che elimini il traffico di transito dalle reti locali

  4. Promuovere la difesa degli spazi rurali e la evoluzione colturale verso produzioni di qualità sostenibile, connesse con le tipicità e i contesti, integrate agli altri settori dello sviluppo locale e della difesa ambientale

  5. Attivare politiche per un territorio sicuro, considerando la Provincia un laboratorio per soluzioni sperimentali di ripristino delle condizioni di sicurezza ambientale anche a fronte delle prospettive connesse ai mutamenti climatici in atto nel pianeta

  6. Proseguire nella valorizzazione della qualità ambientale attraverso una diffusa permeabilità del territorio e la costruzione di efficaci reti ecologiche nei tratti di massima frammentazione e interferenza antropica

  7. Tutelare il sistema lagunare con politiche di potenziamento e di qualificazione ambientale delle aree di confine , del bacino scolante e delle relazioni con il sistema urbano coinvolto

  8. Valorizzare il sistema turistico e avviare una gestione integrata del sistema costiero, ridisegnando l'attività e i luoghi turistici come parte del sistema insediativo e produttivo locale e non come funzione indipendente e distinta

  9. Promuovere il sistema economico provinciale attraverso i distretti produttivi e la riqualificazione di Porto Marghera, con una politica di razionalizzazione delle aree esistenti e di adeguamento ai nuovi modelli produttivi e di distribuzione


Aggiornamento

a cura di Isabella Scaramuzzi, Luglio 2007
La Provincia di Venezia giovedý 5 luglio ha presentato al pubblico lo schema direttore per il governo del territorio, una settimana dopo la presentazione, più riservata, delle linee di piano territoriale da parte della Regione, avvenuta il 28 giugno. Il primo dato, sottolineato da Davide Zoggia nella presentazione del 5 luglio, Ŕ politico: a differenza di otto anni addietro quando il piano della Provincia determinò una non celata ostilità da parte dei Comuni e manc˛ del tutto l'approvazione da parte della Regione, oggi il percorso intrapreso insieme dai soggetti preposti a disegnare il futuro del territorio, sta dando buoni frutti. Nelle carte della Regione e in quelle della Provincia ci sono assonanze importanti: ridare forma alla "marmellata" residenziale e produttiva, ricostruire paesaggi in crisi, connettere ragionevolmente il Veneto e il nordest con l'Europa, Porto Marghera con le filiere produttive, fare del turismo e della cultura industrie non separate o residuali ma trainanti, tenere sotto controllo spreco di risorse e carico ambientale.
Il primo dato, quindi, è il successo di una attività di governance che la nuova legge urbanistica regionale ha reso necessaria per la pianificazione. Un dato politico che, secondo me, giova leggere insieme ad un dato tecnico che più direttamente riguarda il COSES che ha accompagnato, attivando un nucleo di esperti accademici e professionali, la costruzione dello schema direttore veneziano.
L'assessore regionale Renzo Marangon, partecipando al parterre della presentazione provinciale, ha introdotto scherzosamente una riflessione sulle sigle degli strumenti urbanistici: PTRC, PTCP, VAS, PAT, PATI e così via; una ridda poco comprensibile ai non addetti ai lavori, faticosa, forse farraginosa che, viene da dire, non agevola un compito già di per sé complesso come la governance del futuro. Perché i piani, diciamolo, possono anche non piacere come strumento ma hanno a che fare con ciò che pensiamo del futuro e con le diverse visioni che ne abbiamo, persino con le incertezze e le paure che questo comporta, soprattutto oggi che nessun territorio ha più stretti e certi confini. Forse i bei filmati confezionati dalla Provincia, su alcuni personaggi icona, passati come contrappunto al dibattito sul futuro, testimoniavano nostalgia e timore. Comunicare ciò che siamo orgogliosi di essere stati è sembrato rassicurante rispetto alle tecniche per proporre ciò che ci impegnano a diventare. Ma proprio questa è la posta di un piano e la riflessione sugli strumenti non è così distante da quella politica e non può essere evitata: quando si parla di strategie, di linee guida e di regole condivise si dice che l'apparato pesante di strumenti oggi in essere deve essere superato.
La legge regionale del 2004 ha messo in moto i processi che portano ai risultati che Regione e Provincia presentano in questa mezza estate. I risultati non sono piani nel senso retorico del termine, sono tappe di un percorso di governance e sono proprio questi processi a scardinare i piani con le sigle complicate. L'assessora Enza Vio che infaticabile percorre una provincia lunga, ricca proprio perché diversissima, e incontra ogni tipo di attore territoriale per discutere il futuro, lo ribadisce nei fatti, praticando quella che abbiamo chiamato valutazione diffusa e che affianca quella esperta. E il Presidente del COSES, Stefano Micelli sollecita maggiore fiducia nel futuro, dice che alcune scelte scritte nello schema direttore sono già un passo oltre la nostalgia, alcune già attive come quelle della logistica e della cantieristica. Da qui in avanti dobbiamo impegnarci perché da queste nuove esperienze di pianificazione, escano disegnati anche un'altra gerarchia di governance, un altro assetto di strumenti e infine -ma non ultimi- i modi per realizzare ciò che si è condiviso.


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